Il 7 dicembre riunisce Simona e Sveva Fede davanti al giudice: cosa pesa sulla successione
Il 7 dicembre Simona e Sveva Fede saranno davanti al gip di Roma sull’opposizione all’archiviazione nella controversia per l’eredità di Emilio Fede e Diana De Feo.
Il punto è la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura di Roma al termine degli accertamenti. Simona Fede si è opposta tramite il proprio legale e chiede che vengano approfondite le contestazioni rivolte alla sorella Sveva Fede, che ha sempre respinto ogni addebito.
La primogenita sostiene che dai conti della madre Diana De Feo sarebbero stati movimentati 450mila euro. Nella sua ricostruzione mancherebbero inoltre 1,4 milioni di euro senza l’indicazione di un responsabile preciso; chiede anche chiarimenti su gioielli, argenteria e opere d’arte stimati in circa 400mila euro. Sono accuse che dovranno essere valutate nelle sedi previste e che non equivalgono a responsabilità accertate.

Villa Lucia è diventata l’immagine più riconoscibile della lite. Simona Fede sostiene di non aver potuto utilizzare l’immobile, pur ritenendo che il testamento della madre le avesse riconosciuto un comodato d’uso. Il patrimonio comprende inoltre una villa ad Anacapri e altre proprietà nell’area dei Castelli Romani, oltre a conti correnti e cassette di sicurezza.
A complicare il quadro c’è la diversa lettura della vicenda sul piano giudiziario. La Procura ritiene che il nodo debba essere trattato soprattutto in sede civile e per questo ha chiesto l’archiviazione; l’opposizione di Simona punta invece a mantenere aperto l’esame degli aspetti penali segnalati.
L’udienza del 7 dicembre non sarà quindi un processo, ma stabilirà se la richiesta di archiviazione verrà accolta oppure se saranno necessari ulteriori approfondimenti. Nel primo caso, la disputa sull’eredità di Emilio Fede proseguirebbe nella divisione civile dei beni; nell’altro, il fascicolo resterebbe aperto per nuove verifiche.
La distanza fra le sorelle emerge anche fuori dal tribunale. Sveva Fede ha detto che Simona «non è più mia sorella», una frase che restituisce la misura di una frattura familiare ormai sovrapposta alla causa patrimoniale. Il prossimo passaggio si svolgerà a Roma, davanti al gip chiamato a decidere sull’opposizione.