Ceuta, l’allerta cresce al confine: cosa sta spingendo gli arrivi dal Marocco
Ceuta affronta una nuova pressione migratoria dal Marocco: gli arrivi via mare, i minori nei centri oltre capienza e i fattori che possono aver inciso.
Negli ultimi quindici giorni di luglio sono arrivate a Ceuta circa 1.500 persone, in media quasi 200 al giorno. Il dato fornito da Vivas supera il totale degli ingressi registrati nella città autonoma tra gennaio e luglio del 2025.
Non emerge una sola causa certa dell’ondata migratoria a Ceuta. Tra gli elementi che possono aver inciso c’è una recente decisione della Corte Suprema spagnola: il respingimento alla frontiera previsto dalla normativa sull’immigrazione non si applica alle persone che tentano di raggiungere il territorio spagnolo a nuoto e vengono intercettate in mare.

La sentenza, adottata il 29 giugno e resa nota l’8 luglio, distingue chi supera le recinzioni di confine da chi arriva per via marittima. Vivas ha chiesto di modificare la legge per estendere il respingimento immediato anche ai tentativi di ingresso dal mare, sostenendo che l’attuale disciplina possa incidere sulla scelta della rotta.
Ci sono però altri fattori, e nessuno è stato indicato come spiegazione definitiva. La fitta nebbia degli ultimi giorni avrebbe ridotto la visibilità degli agenti lungo la costa; sui social sono inoltre circolati contenuti che mostrano percorsi e modalità per raggiungere Ceuta a nuoto dal Marocco.
Il presidente della città autonoma non ha collegato formalmente l’aumento degli arrivi alla pronuncia della Corte Suprema. Da qui nasce il dubbio: il quadro giuridico, le condizioni meteorologiche e le informazioni diffuse online possono aver agito insieme, ma servono verifiche ulteriori per stabilire quale peso abbia avuto ciascun elemento.
Nel frattempo resta aperta la questione più urgente per Ceuta: l’accoglienza dei minori. Con i centri già oltre la capienza dichiarata, ogni nuovo trasferimento richiede posti disponibili in altre comunità autonome spagnole e interventi rapidi per evitare che l’emergenza si concentri dentro strutture ormai sature.